sabato 24 dicembre 2011

Ferro, acciaio e sciamani contemporanei

I metalli sono carichi di valori, si riferiscono alla storia della tecnologia,  ai simboli e alle tradizioni; la metallurgia è coeva alla scrittura (3500 a.C. ca.) e non a caso coincide con la strutturazione delle prime città.
Anbar, è il termine sumerico più antico che ci è pervenuto per 'ferro': è costituito da pittogrammi che indicano cielo e fuoco, traducibile come “metallo celeste” o “lampo celeste”; il greco sideros  e il latino sidus, si riferiscono sempre alla stella, al corpo luminoso. I Sumeri e gli Ittiti usavano il ferro ricavato dai meteoriti per i gioielli e le punte di lancia.
L’associazione tra metalli e pianeti si mantiene a lungo, in diverse culture.  Il fuoco-fulmine, l’arma uranica, è la connessione tra la divinità e il fabbro, connessione potente tra cielo e terra. I metalli partecipano alla narrazione cosmica e solo chi è in contatto coi misteri celesti può manipolare il fuoco e forgiare i metalli. Il fabbro è in origine il signore del fuoco, quasi sciamano, detentore di riti iniziatori. Presso i Celti, solo un libero poteva essere fabbro, la sua arte era segreta e legata al sapere druidico. Il fabbro detiene un potere misterioso e temibile, ha una natura ambivalente, è venerato e temuto. Nel contemporaneo il  sapere del ferro cosmico appartiene all’artista-fabbro, appartiene a colui che libera l’energia della materia rivelandone l’essenza, a colui (o colei) che riesce a caricare di nuovi significati l’orizzonte delle realtà. Il ferro è il metallo più diffuso in natura, a contatto con gli agenti atmosferici  rende conto dello scorrere del tempo arrugginendo (salvo trattamenti speciali). In oreficeria e gioielleria lo usano in pochissimi, per scelta, ovviamente; tra questi pochissimi János Gábor Varga, controcorrente rispetto all’utilizzo dell’acciaio che molte aziende e designer invece abbracciano; Jànos ci restituisce il fascino antico di questo metallo riportandoci indietro nel tempo coi suoi amuleti contemporanei. Oggetti che vivono con chi li indossa, sensibili alla pelle, alla sua acidità: è la pelle stessa che crea una patina protettiva sul gioiello che, comunque, come la pelle, ha bisogno di cure e attenzioni.

Jàanos Gàbor Varga - Visor ring, iron
Jàanos Gàbor Varga - Cuff-iron, silver

Jàanos Gàbor Varga - Axe rings, iron

Acciaio usato e abusato, invece, nella gioielleria: tollerabilità cutanea, basso costo, intriganti risultati.
Binda Group, con il marchio Breil, lancia in Italia nel 2001 il Breil life-style; con esso l’acciaio esce dal laboratorio del designer per  approdare ufficialmente nel mercato e nella produzione della gioielleria di massa.
L’acciaio inox utilizzato maggiormente  in gioielleria è la lega conosciuta come Aisi 316L (viene usato anche l’Aisi 316 e il 304), un acciaio al Cr-Ni-Mo a bassissimo tenore di Carbonio, austenitico, non temperabile, amagnetico, presenta ottima resistenza alla corrosione intercristallina. Utilizzato nei settori più svariati, è sicuramente garanzia di durata e forte resistenza alla corrosione e all'ossidazione; tenace, duttile, malleabile, incombustibile, a differenza del ferro è anallergico e quasi inalterabile. L'acciaio è uno dei materiali della civiltà moderna, è il metallo contemporaneo che con le nuove tecnologie ha contraddistinto parte dell'epidermide urbana. Il metallo eterno.
L'industrializzazione e la ricerca hanno portato a interessanti sviluppi nelle applicazioni in oreficeria e gioielleria: un chiaro esempio sono le forme organiche di Nervous System, mix tra scienza, arte e tecnologia con gioielli stampati da simulazioni 3D, in cui il gioiello diventa pura proiezione progettuale.


Nervous System -  stainless steel ring, cellular organic intricate 3D-printed jewellery
Nervous System -  stainless steel ring, cellular organic intricate 3D-printed jewellery

E dalle molecole elaborate in 3D da Nervous System, ai vari sinterizzati, agli esercizi di stile nelle tornerie automatiche mono e plurimandrino, potremmo stilare una lunghissima lista di esempi nella ricerca odierna anche perché il costo irrisorio del materiale permette di investire nella ricerca (quella ricerca che inevitabilmente porta alla standardizzazione del prodotto) e nel design; da questa fascinazione tecnologica, però, sorge spontanea una domanda: esiste ancora la sacralità delle mani capaci di plasmare e forgiare materiali e metalli 'eterni'? Esistono ancora figure capaci di rivelare l'essenza della materia contemporanea e che ne conoscono i reali segreti? In relazione a questo si potrebbe aprire un ulteriore capitolo (o post) inerente alla reale professionalità e competenza di artisti e designer... 
Augusto Gentile coniuga sensibilità materica e approfondite  e specifiche conoscenze tecniche; realizza gioielli inalterabili, talvolta protesi e prolungamenti dinamici del nostro corpo. Oggetti in cui materia e forma sembrano legate da una sorta di relazione simbiotica. Consapevolezza del gesto unita a etica creativa: "...mi piacerebbe che l'esempio e l'etica partissero dagli artisti e non dai produttori. Penso che si dovrebbero proporre idee in grado di portare ad un'evoluzione umana, non solo alla creazione di oggetti inutili...i primi a cambiare il mondo dobbiamo essere noi." (cit. Augusto Gentile)

Augusto Gentile - Dinamic ring, stainless steel - Aisi 316, X-Ray of artist hand, 1999
Augusto Gentile - Water, stainless steel - Aisi 316
Augusto Gentile - Geoide, stainless steel - Aisi 304

Questo post trae ispirazione dalle parole di una delle donne più affascinanti e carismatiche che io abbia mai conosciuto, mia eterna musa, la splendida Eleonora Fiorani in 'Leggere i materiali' con l'antropologia, con la semiotica, Lupetti Editore

giovedì 29 settembre 2011

Auralma: Dove la Creatività Reinventa la Materia di Alessia Fabbri

articolo originale su: magazine.blomming.com

“Lassù vive una graziosa creatura, lei da sola è una goccia d’ambra che racchiude una galassia...”: è immaginifico ma efficace il ritratto che Claudia Bucci di Pop Up Shop & Tube fa di Laura Magro, scultrice e designer di Padova che con il suo marchio Auralma produce gioielli decisamente intriganti. Tirapugni, ciondoli, collane e anelli ad arco in alluminio e acciaio… ma è un metallo che emana calore.

Ne volevamo sapere di più e le abbiamo fatto qualche domanda…

Tribali e romantici allo stesso tempo, i tuoi gioielli sono piuttosto enigmatici… Che rapporto hai con le tue creazioni?
Realizzo gioielli anche se preferisco considerarli “accessori per il corpo”. Ciò che indossiamo è una nostra proiezione, quasi un simbolo di noi in un dato momento dell’esistenza.
Gli oggetti che realizzo sono molto differenti tra loro, credo che la cosa che possa accomunarli sia l’espressione di uno stile, espressione di una sensazione rappresentativa del nostro animo; per questo credo sia importante la scelta dei materiali, perché la forma vive e si esprime attraverso i materiali che veste. I miei lavori nascono dalla sperimentazione continua tra materia, forma, tecniche di lavorazione artigianale e procedimenti industriali, sono pezzi unici o serie limitate.
Mi piace anche creare accessori-gioiello ad personam, in cui le mie creazioni sono pensate direttamente e solo per chi mi chiede una realizzazione. Sicuramente chi indossa i miei lavori li sceglie perché sente che gli appartengono, e non li prende solo perché sono oggetti che possono valorizzare o adornare il viso o un’altra parte del corpo: per questo li considero anche come oggetti “affermativi”.

Acciaio e alluminio. Tra tanti materiali come mai questa scelta?
Penso che i materiali siano nobili, non per le varie classificazioni di settore, ma per ciò che questi riescono ad esprimere attraverso la forma … un po’ come le persone.
I lavori in acciaio anallergico, ad esempio, caratterizzano un momento di forza e resistenza, una forza naturale apparentemente senza mediazioni, ma anche il rigore delle purezza formale e l’eleganza. Le serie delle “Crisalidi“, invece, è quasi la fotografia di un attimo: un fermo immagine della mutazione e della consapevolezza che ci stiamo evolvendo. L’alluminio è un metallo molto leggero e quindi, per spessori importanti, come nei collari rigidi o alcuni pendenti, si presta perfettamente, oltre al fatto di poter essere anodizzato con colori molto belli; mentre nella gommatura rimanda alla sua elasticità e durezza di metallo senza appesantire la forma. Per le crisalidi ho impiegato anche il titanio, totalmente anallergico, che negli spessori minimi mantiene la sua resistenza rispetto alla forma e alle sollecitazioni, non si ossida e non si altera. Credo che le stesse forme con altri materiali non avrebbero la stessa resa.

Parliamo del tuo percorso. Un diploma all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, la specializzazione nella lavorazione artistica dei metalli e in gemmologia, quindi il lavoro come modellista, designer e consulente nel settore orafo, sia in atelier di oreficeria contemporanea che in azienda, e persino collaborazioni come fashion designer nell’ambito della moda… Cosa ti ha spinto a metterti in proprio?
Quando è nato il mio primo bimbo mi sono trovata davanti ad una scelta niente affatto facile: continuare un lavoro a tempo pieno e lasciare mio figlio di un anno a parenti e asili nido o allevarlo personalmente. Non avendo la possibilità di un part time ho lasciato il lavoro. Purtroppo per una donna, essere madre e portare avanti una professione non è facile in Italia, sembra strano che una donna possa desiderare contemporaneamente di realizzarsi professionalmente e nella famiglia! Ho abbracciato la sfida di fare delle mie passioni artistiche anche un’attività e così pian piano Auralma è diventato un marchio e la mia attività professionale.

E ora la domanda canonica: “Auralma” perché?
È un nickname che utilizzo da anni, risultato giocando con le lettere del mio nome e cognome, una specie di parziale anagramma; è una parola costituita dalla fusione di aura, derivazione dal greco di àura ‘soffio’, qui intesa come campo energetico o vibrazione, assonante con aurum – oro, e alma, ‘anima’ dal latino. Un’anima che emana energia.

domenica 28 agosto 2011

VICENZAORO Choice 2011 - NEW DIRECTIONS HALL


Auralma Design sarà presente a "NEW DIRECTIONS", mostra curata da Alba Cappellieri e dalla Fiera di Vicenza, che avrà luogo presso l'area New Directions Hall - Ingresso Ovest dal 10 al 14 Settembre in occasione di VICENZAORO Choice.
Il tema per l’edizione di Settembre: L'INNOVAZIONE E' NELLE NOSTRE MANI.
Alla sezione NEW DIRECTIONS  saranno segnalate le nuove direzioni del gioiello per  la vetrina d’autunno delle ultime tendenze di oro e gioielli.
WHAT'S NEW: OFFICINA CREATIVA, NEW DIRECTIONS HALL
Officina Creativa è l’area laboratoriale e sperimentativa della Fiera di Vicenza, è un vero e proprio thinking tank creativo; si compone di un gruppo di lavoro eterogeneo sui temi della creatività collegata alla produzione e al Territorio.
Officina Creativa propone per ogni Edizione di VICENZAORO un tema che diventa uno spazio ispirazionale per gli utenti di Fiera di Vicenza.


NEW DIRECTIONS HALL - Ingresso Ovest 
 -Alba Cappellieri, Presidente del Corso di Laurea in Design della Moda al Politecnico di Milano e professore di Design del Gioiello -

 ll gioiello contemporaneo è una galassia puntiforme, nelle cui spire convivono mondi caratterizzati da forme, materiali e significati quanto mai diversi. Dall'alta gioielleria all'accessorio moda, dall'amuleto alla scultura da corpo, dall’ornamento al memento, dal gadget all’investimento, dal gioiello funzionale a quello sentimentale. Ciascun contesto cristallizza valori e riferimenti autonomi fortemente distinti e spesso antitetici.


Il gioiello contemporaneo si configura pertanto come un sistema di sistemi aperti, dove non esiste un centro, un punto di vista privilegiato, una chiave di lettura primaria, tale da permettere la definizione univoca e definitiva del gioiello “universale”, ma, al contrario, si distingue per la varietà morfologica dei suoi strati, le sue fratture, le sue intersezioni, le sue sovrapposizioni e le sue aporie.


14 saranno i protagonisti di NEW DIRECTIONS HALL, lo spazio espositivo progettato e creato da VICENZAORO quale luogo fisico e metafisico di contaminazione tra l’affermazione e la sperimentazione nell’universo del gioiello. La loro vocazione, al pari della loro provenienza, è quanto mai eterogenea, frutto di geografie e formazioni lontane ma anche di sorprendenti elementi di tangenza, come la riflessione sulla materia e sul volume. Guardate i loro gioielli, seguiteli nei percorsi che hanno tracciato e ci scorgerete delle piccole fiammelle, sotto forma di ispirazione, suggestione o di intuizione. Sono presagi di futuro.
 

Photo Credits: Agenzia "La Presse"


Photo Credits: Agenzia "La Presse"



Auralma Design will be present at “New Directions”, an exhibition curated by Alba Cappellieri and the Vicenza Fair, at the New Directions Hall Area – West Entrance, from 10 to 14 September at  VICENZAORO Choice.
The theme: “Innovation is in our hands”.
At the NEW DIRECTIONS section will be marked the new ways of jewelry for the Autumn display of the latest trends in gold and jewelry.
An experimentation area with the latest trends in retail of Vicenza Fair, a real creative thinking tank.
The Area is composed of a diverse  working group on issues related to production and the creative Territory; for each edition of  VICENZAORO propose a theme that becomes an inspirational space for users at the Vicenza Fair.
 TREND VISION: NEW DIRECTIONS HALL - West Entrance“New Directions Hall”, an exhibition area designed and created by Fiera di Vicenza to showcase the world of Italian contemporary jewellery. An area created especially for new trajectories of modern jewellery design featuring extremely diverse shapes and materials. From highly refined jewellery to fashion accessories, amulets to body sculpture, decorative elements to trinkets, gadgets to investments, functional to sentimental items. “New Directions Hall” aims at being a window on the constantly evolving world of contemporary jewellery.
The area exhibits work by 14 young designers, solid proof of the current and ongoing fervent activity in new design. Routes and paths that represent new horizons for future trends.
  



mercoledì 20 luglio 2011

giovedì 23 giugno 2011

Auralma Design Shop




sabato 18 giugno 2011

Perché Oro?

Il precedente post di apertura sull'argomento materiali era dedicato al metallo 'nobile' per eccellenza, l'oro, con caratteristiche generali e cenni storici tratti da Homolaicus.com.

Oggi vorrei aggiungere qualche pensiero sulle motivazioni che possono spingerci a scegliere un oggetto in oro piuttosto che in un altro materiale e considerare le valenze simboliche intrinseche di questo metallo.

Tradizionalmente l'oro è considerato il metallo più prezioso, perfetto, incorruttibile, l'immagine del sole, simbolo dei principi divini, segno della gloria terrena e celeste. In cinese lo stesso carattere chin designa oro e metallo. L'oro identifica lo splendore della luce, secondo le tradizioni dell'India è la luce minerale, ha carattere igneo, solare e divino. In certi paesi la carne degli Dei è fatta d'oro così  come quella dei faraoni egizi. Nelle icone bizzantine l'oro è la luce celeste. L'oro-luce è generalmente simbolo della conoscenza, lo yang essenziale; per i Brahmana l'oro è immortalità e verità. In cina come in India si sono preparate droghe di immortalità a base di oro. Per gli Aztechi questo metallo è associato alla pelle nuova della terrra, simbolo del rinnovamento periodico della natura e Xipe Totec, divinità della pioggia e del rinnovamento, è anche il dio degli orafi; le vittime in suo onore venivano scorticate e i sacerdoti si rivestivano con la loro pelle tinta di giallo come l'oro.In Africa occidentale è il metallo regale.Con un grammo di oro si può fare un filo sottile come un capello e circondare un villaggio intero; metallo inalterabile, esoterico. In  Grecia, nostra culla culturale, l'oro simboleggia fecondità, ricchezza, dominio, centro del calore-amore-dono, fuoco di luce-conoscenza-irraggiamento, segno della mente, e immortalità. Luce solare e conoscenza, simbolo del Cristo, luce, Sole, Oriente. Nella mitologia e nel folklore, il colore dorato è il colore della saggezza, delle abilità magiche, così come il colore della parte orientale.

Le immagini simboliche  evocano, velandole, realtà superiori che non possono essere descritte e comunicate attraverso gli usuali schemi razionali e verbali, una forma di espressione metarazionale e metaverbale che, superando i lacci del linguaggio e della ragione, raggiunge lo spirito umano comunicando significati che la parola, spesso, non riesce ad esprimere.
Un valore simbolico, però, come si evince dagli esempi sopracitati, per un soggetto o per un'epoca non rappresenta sempre ugual valore per tutte le persone o per tutte le epoche. I contesti sociali o geografico-culturali o i periodi storici sono determinanti; quindi se da un lato tra simbolo ed osservatore si può ipotizzare una sorta di "risonanza", di vibrazione spirituale simpatetica determinata da fattori ancestrali e fortemente evocativi, dall'altro lato si deve tener presente anche il contesto in cui i simboli e i soggetti esistono.

Cosa accade se associamo, in maniera nemmeno scontata, l'oro alla gioielleria? Di che valenza si carica oggi questo materiale?

Il  gioiello inteso come ornamento del corpo, può da solo essere esso stesso, puro oggetto, simbolo di un sentimento (amore, matrimonio, famiglia) o di uno stato di appartenenza (ceto sociale, classe religiosa o politica), simbolo culturale ma anche evocativo della memoria e del ricordo; un gioiello può essere l'espressione di uno stile, di un mood o trend o semplicemente pura vanità. 
Il gioiello comunica diversi messaggi, lo fa essenzialmente attraverso il design, o la sua forma, e attraverso il materiale, diventando  espressione di un mondo, o di un determinato contesto caratterizzato e caratterizzante, determinato da stili formali ed espressivi peculiari di un dato momento storico e contraddistinto dai materiali 'specifici' dell'epoca. Possono esserci, quindi, diversi codici espressivi, con un'insita attenzione al dettaglio e ai rapporti formali; codici che possono evocare miti, misteri, magie, riti o tradizioni, stile, eleganza o semplice equilibrio ritmico. 
Certo è che l'ornamento vive nella nostra quotidianità e comunica il nostro mondo o le nostre categoria di appartenenza, chi siamo in parte o cosa decidiamo di voler dire o esprimere attraverso ciò che ci adorna oppure no. Un tempo monili d'oro erano esclusiva dei regnanti o delle persone di potere politico, spirituale, religioso; oggi indossare un oggetto in oro, o peggio, dorato, è cosa, generalmente comune o quanto meno, un'abitudine molto diffusa tra le persone di ogni genere. Ogni epoca ha espresso modi diversi, ma sostanzialmente simili, per distinguere le classi, le appartenenze, il gusto, e tocchiamo quindi il concetto del lusso; il lusso ha dunque rappresentato per molti anni lo status symbol per eccellenza, mentre ora è lo style symbol a prevalere, lo stile personale che spesso evita gli eccessi ostentativi. Contemporaneo è oggi trasmettere il proprio stile, a prescindere, spesso ma non sempre, dagli alti costi. Contemporaneità e tecnologia (rimando all'articolo Satus symbol oggi di Andrea Bressa).
Il valore simbolico dell'oro, che si è formato e trasformato nella storia, si è sedimentato, però, nel nostro inconscio collettivo, in quell'immaginario che rende un individuo membro della società in cui nasce.  Il simbolo, per natura immediato, viene percepito a livello sensoriale senza decodifiche razionali, la coscienza lo vive in modo emotivo e quindi immediato senza farlo "transitare" per la parte razionale. Ecco, quindi, la sua importanza anche in un'epoca in cui, come simbolo e materiale-oggetto, questo metallo non appartiene direttamente al nostro vissuto ma si àncora come segno del passato ricostruendo una continuità con l'antico. Un gioiello dal basso valore progettuale ed estetico, quindi, quando è realizzato in oro, si veste comunque dell'aura donata da questo metallo. La bellezza di un oggetto-gioiello inizia a dipendere,  così, dai nostri gradi di consapevolezza rispetto ad una sensibilità materica ed estetica. Diventerebbe interessante analizzare l'atteggiamento e le soluzioni dei vari Brand rispetto all'utilizzo di questo materiale (indipendetemente dalla generale crisi di mercato); interessante anche perché spesso le scelte di acquisto relative a un gioiello sono scelte di acquisto di un Brand e della sua mission.
Uno degli esempi di design più riusciti ed eleganti, da parte di aziende di rilievo, rimane senza dubbio B.zero1, nelle versioni pensate da Anish Kapoor per Bulgari ovviamente. L'anello, che rappresenta storicamente il Brand, progettato dallo scultore indiano in oro rosa e ceramica bianca e nera e oro rosa e acciaio. 

Allora la domanda che pongo è questa, quanto si può parlare di style symbol quando nelle nostre scelte facciamo ricadere prodotti comunque di massa o, come nel caso di Bvlgari d'elite?  Non sarebbe forse più interessante parlare di Individual Style e iniziare a operare scelte più distintive e personali? Scelte in cui gli oggetti tornino a espriemere e a comunicare un valore-simbolo realmente distintivo?  Oggetti comunicativi nella forma e nella potenza della materia.


 Bvulgari, B.zero1, anello in oro rosa e acciaio
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Bvulgari, B.zero1, anelli in oro e ceramica bianca o nera e oro e acciaio











 

giovedì 9 giugno 2011

Oro

Allo stato puro l'oro è incorruttibile, cioè non arrugginisce, è eterno, inalterabile, omogeneo, facilmente trasportabile.
Solo intorno al 1700 si è scoperto il primo reagente dell'oro, una miscela di acido cloridrico e acido nitrico che poteva discioglierlo. Ma il suo mito non venne minimamente destabilizzato, anzi quasi a sottolineare la sua eccezionalità, al reagente venne attribuito il nome di "acqua regia".
Oggi conosciamo anche la solubilità dell'oro in cianuro di sodio (NaCN) e di potassio (KCN), che sta alla base del processo di cianurazione, con cui si separa l'oro dagli altri componenti e che alla fine del XIX sec. fece arricchire enormemente l'industria estrattiva sudafricana (da notare che le soluzioni cianuriche provocano serie scottature della pelle).
L'oro è anche un buon conduttore di calore e di elettricità: viene fuso alla temperatura di 1.064°C. La sua densità (peso specifico) è di 19,3 gr/cm3 e solo i metalli del gruppo del platino sono più pesanti dell'oro.
Insieme al rame e all'argento forma, all'interno del primo gruppo del sistema periodico di Mendeleev, un sottogruppo particolare di elementi aventi una composizione simile dell'atomo e di alcune proprietà chimiche: questo perché in natura l'oro spesso esiste insieme all'argento o al rame. Non a caso questi minerali hanno svolto funzioni di denaro.
Altre qualità chimiche dell'oro lo rendono invece simile a osmio, iridio e platino, i quali, insieme a rutenio, rodio e palladio, vengono definiti "nobili" per la loro inerzia chimica, che li rende inossidabili. Il più importante dal punto di vista economico è il platino.

Essendo l'oro un metallo tenero, da solo non può essere impiegato nella fabbricazione di gioielli perché non ne verrebbe garantita la durata. Ecco la ragione per cui è sempre associato ad altri metalli che gli conferiscono la necessaria durezza: le varie combinazioni di oro con altri metalli si chiamano leghe.
I metalli più comunemente usati per rendere l'oro lavorabile in gioielleria sono il rame, l'argento, il palladio e pochi altri. La sapiente miscela di oro con altri metalli, fa assumere a quest'ultimo sfumature di colore diverse dall'originario giallo solare, infatti i colori che periodicamente si alternano alla ribalta della moda sono ottenibili mediante opportuni dosaggi nella formulazione della lega:
Oro giallo: argento e rame
Giallo pallido: poco rame molto argento
Oro rosa: molto rame poco argento
Oro rosso: rame
Oro bianco: palladio
Oro verde: argento
Oro lilla: alluminio
Oro blu: cobalto

 Le leghe sono diverse sia in funzione dei metalli che vengono associati all'oro sia in funzione della quantità d'oro impiegato; il rapporto tra la quantità di oro e quella di altri metalli presenti nella lega si chiama titolo.

Il titolo è espresso in millesimi, è la quantità d'oro presente nella lega (unione con altri metalli) di cui è composto il gioiello in millesimi per grammo.
Il carato è un'unità di misura che corrisponde a 41.6 millesimi di grammo di oro nella lega. Ad esempio l'oro italiano che è praticamente sempre a 18 carati equivale alla presenza di 750 parti di oro contro 250 parti di altro metallo nelle 1000 parti della lega di cui è fatto il monile: appunto a 18 carati. In molti paesi si usa una caratura più leggera: si va dai 9 carati dei paesi poveri ai 14 di paesi come la Francia e l'Inghilterra. Ciò significa che un gioiello ha meno oro e, quindi, costa meno.
Qui di seguito sono indicati con entrambe le definizioni i titoli più comunemente usati per la realizzazione di gioielli:
  8 carati = 333 millesimi di grammo
12 carati = 500 millesimi di grammo
14 carati = 585 millesimi di grammo
18 carati = 750 millesimi di grammo
22 carati = 916 millesimi di grammo
24 carati = 999 millesimi di grammo
Il più usato è quello di 18 carati. Ma sui lingotti conservati nelle banche si trova anche il titolo 999.
La legge impone che su ogni manufatto d'oro il produttore apponga uno speciale punzone con il titolo della lega, della cui veridicità è completamente responsabile. I punzoni che, in Italia, obbligatoriamente devono apparire su ogni oggetto in oro sono: quello che si riferisce al titolo e quello che rappresenta il marchio di identificazione del fabbricante.
Una domanda commerciale: perché l’oro usato (rottame) vale meno del prezzo della giornata?
Perché il prezzo della giornata si riferisce all’oro puro, quindi ad oro che ha come titolo 999 millesimi, mentre gli oggetti che si trovano in commercio sono legati a 750 millesimi, quindi già per differenza di titolo il prezzo si abbassa.
Inoltre gli oggetti nel tempo perdono un po’ d’oro puro, quindi da 750 millesimi si può scendere anche a 740/730 millesimi.
E comunque va valutata sempre la quantità d'oro che effettivamente stiamo acquistando, non la lavorazione, che ha un valore a parte. 

ORIGINE DELL'ORO

L'uomo iniziò a estrarre l'oro circa 6000 anni fa, nelle regioni in cui sorsero le prime civiltà antagonistiche, cioè nell'Africa settentrionale, in Mesopotamia, nella valle dell'Indo e nel Mediterraneo orientale.



Stando a calcoli molto approssimativi si pensa che in tutta la sua storia sia stato estratto qualcosa come 100-135.000 tonnellate d'oro (un cubo coi lati di 17-18 metri). La cifra non è alta, ma non si deve dimenticare che questo minerale, una volta tolto dalla terra, grazie alle sue proprietà naturali e sociali, non scompare, non rientra nella terra, nell'acqua o nell'aria.
Questo ovviamente non significa che quando l'oro era in circolazione sotto forma di moneta non si consumasse, o non si siano perduti ingenti quantitativi d'oro. Si pensa anzi che almeno il 10% di tutto l'oro estratto sia andato irrimediabilmente perduto, o nei fondali marini o in tesori sepolti chissà dove, o polverizzato durante la lavorazione, consunto nell'impiego delle monete. Oggi addirittura il suo impiego nelle tecnologie più avanzate rende antieconomico il suo riutilizzo.
Se ne è estratto così tanto che l'attuale produzione mondiale (circa 2.400 tonnellate) aggiunge solo il 2% ogni anno a quella cifra.

Nell'Antico Egitto o nella Roma imperiale l'oro veniva estratto con mezzi non molto diversi tra loro: picconi di pietra o di bronzo, e sempre da schiavi di stato, in quanto le miniere o i giacimenti alluvionali erano generalmente monopolio statale (in certi casi potevano appartenere a corporazioni di sacerdoti).
Poteva capitare, come p.es. nel Sudan, che l'oro venisse estratto da cercatori liberi, i quali però dovevano allo Stato (in questo caso egizio) una certa quota delle quantità ricavate.
Anche lo Stato romano arrivò ad affittare a privati appezzamenti sul fiume Po, dove si trovava oro alluvionale, ma le quantità erano talmente scarse che nessun imprenditore riuscì mai ad arricchirsi in maniera spropositata. Il "vero" oro lo Stato romano lo estraeva nelle miniere spagnole.
In Italia i "salassi", provenienti dalla Val d'Aosta, sfruttarono a lungo anche la miniera d'oro di Vittimuli, nel territorio vercellese, ma i gestori, secondo una legge censoria, non potevano usare più di 5000 operai. Si scontrarono con lo Stato romano, perché volevano impadronirsi totalmente degli scavi, sicché in 40.000 furono assoggettati dagli eserciti di Terenzio Varrone, che poi li mise in vendita.
Significativo il fatto che quando si trovò oro nella Transpadana, il governo romano disattivò le miniere in virtù di un antico decreto del senato inteso a risparmiare tutte le miniere d'Italia, sfruttando quelle straniere.
Al tempo di Polibio (II sec. a.C.) presso Aquileia l'oro era così abbondante che folle di gens libera provenivano da tutta Italia, ma furono cacciate dalle popolazioni locali (i taurisci). Questo permise a Roma d'intervenire, anche perché in due mesi il metallo perse un buon terzo del suo valore in tutta la penisola italiana.
Generalmente l'oro veniva estratto in tre modi: col lavaggio della sabbia (zone aurifere superficiali); scavando dei pozzi (zone incassate nella roccia); con la frantumazione di costoni montuosi (zone morenico-rocciose): metodo, quest'ultimo, molto pericoloso, sia perché il fumo e il vapore soffocava gli operai, sia perché spesso si verificavano disastrose frane. Da notare il sistema idraulico dei romani, con cui si trascinava il materiale estratto, si ritroverà, secoli dopo, in California.
La condizione dei minatori era semplicemente spaventosa: gli schiavi dovevano lavorare nelle miniere fino a morirne. Qui infatti venivano mandati i ribelli, i detenuti, i condannati ai lavori forzati, i cristiani o le eccedenze di manodopera rispetto ai lavori agricoli, artigianali, domestici. Plinio il Vecchio racconta che chi lavorava nelle miniere spagnole non vedeva la luce del sole per mesi interi.
E pensare che l'oro, nella classificazione delle materie pregiate di quel tempo, veniva soltanto al decimo posto, preceduto dalle piume per i cimieri dei generali.
In effetti la coniazione della famosa moneta chiamata "aureo" inizia solo con Cesare, nel 49 a.C.: prima di allora lo si usava esclusivamente come ornamento, sia femminile che maschile (in quest'ultimo caso veniva utilizzato per le armi e gli equipaggiamenti militari, i cavalli, i copricapi, per vesti trionfali, corone, statue celebrative). Con l'oro i romani tramavano anche tessuti e tappeti, decoravano mobili, pareti interne, soffitti, vasellame...
Sotto Tiberio il vasellame d'oro massiccio da tavola venne vietato a tutti tranne che all'imperatore, ma con Aureliano (III sec. d.C.) se ne restituì quest'uso sfarzoso ai ricchi.

Nel mondo antico, prima della caduta di Roma, le due principali regioni produttrici di oro erano l'Egitto (insieme all'attuale Sudan) e la Spagna.
Gli egiziani iniziarono a ricavare l'oro dai fiumi, ma passarono ben presto ai giacimenti primari del Sudan, dell'Etiopia, dello Zimbabwe...(molto redditizie furono le miniere di Uadi Hammamat, presso il mar Rosso), arrivando a scavare fino a 100 metri di profondità e scoprendo vari metodi di estrazione, fusione e lavorazione, poi adottati da molte civiltà antiche. Diodoro Siculo, nel I sec. a.C., parla di un incredibile sfruttamento di manodopera gratuita, in cui erano coinvolti persino le donne e i bambini.
Le quantità dell'oro egizio erano talmente grandi da suscitare gli appetiti di tutti i conquistatori del III, II e I millennio a.C. Pur di averlo, i principi d'Assiria, Babilonia e di altri Stati del Medio Oriente erano disposti a offrire qualunque cosa: carri da guerra, armi d'acciaio, vasellame... Ma più che altro erano disposti a scatenare guerre devastanti.
E' ben documentata l'azione militare intrapresa, nel VII sec. a.C., dal re assiro Assarkhadon, che sconfisse e saccheggiò l'Egitto, portando molti tesori a Ninive, dove un secolo dopo furono depredati dai babilonesi e, nella seconda metà del VI sec. a.C., dai persiani di Ciro, il cui successore, Cambise, si spinse fin nel profondo sud dell'Egitto, ricco d'oro, nella speranza di ottenere qualcosa, ma vi perì col suo esercito.
Nel IV sec. a.C. tutto l'oro del mondo sembrava essere concentrato nei forzieri dei re persiani, almeno fino a quando non intervenne il macedone Alessandro Magno, che riuscì a sequestrarne circa 10.000 tonnellate (ivi incluso l'argento). Dopo la fine del suo impero, l'enorme tesoro si dissolse nei mille rivoli del cosiddetto "mondo civilizzato" di allora.
Tuttavia i principali diffusori dell'oro nel Mediterraneo, dalla metà del II millennio alla metà del I millennio a.C., non furono gli egizi ma i fenici.
Molto probabilmente dipese da loro la massiccia estrazione dell'oro nella penisola dei Pirenei, anche se solo coi romani, dopo la fine delle guerre puniche, ebbe un impulso decisivo.
Qui, inizialmente, lo si raccoglieva dalle sabbie rivierasche, ma quando si trovarono i giacimenti primari la produzione raggiunse i livelli dell'Egitto. Anzi, col tempo, si arrivò a dei picchi così elevati da restare ineguagliati sino al XIX sec.
Plinio il Vecchio, che si trovava in Spagna come alto funzionario, scrisse che nelle sole province di Asturie, Galizia e Lusitania si estraevano oltre 6,5 tonnellate d'oro ogni anno, che è la stessa quantità, all'incirca, di quella estratta oggi da paesi come il Messico o la Colombia.
Al tempo dei romani si estraeva oro anche in Gallia, nei paesi balcanici e in parte in Italia. Dalla Gallia Cesare portò tanto oro che il suo prezzo diminuì di 1/4 rispetto a quello dell'argento. E sotto Nerone, in zona dalmata, se ne estraevano oltre 16 kg al giorno.
Traiano, agli inizi del II sec. d.C., conquistò la Dacia di Decebalo e quindi le sue miniere d’oro in Transilvania, risanando in parte le dissestate finanze dell’impero.
Con il crollo dell'impero romano molto dell'oro saccheggiato finì in oriente e comunque per tutto il Medioevo ne rimase ben poco nei regni cosiddetti "barbarici".
E' curioso il fatto che di tutto il lavoro di migliaia di esperti artigiani, cioè gli orafi egizi, mesopotamici, minoici, greci ecc., ci sono arrivate solo pochissime cose, proprio perché per secoli si era ritenuto che il valore del metallo insito negli oggetti decorativi, sia religiosi che laici, fosse di molto superiore a quello artistico. Di qui le continue fusioni e rifusioni di questo metallo lavorato, spesso al semplice scopo di coniare monete circolanti. P.es. nei musei russi esistono pochissimi oggetti d'arte orafa precedenti l'invasione tartaro-mongola, semplicemente perché, dopo i saccheggi, furono completamente trasformati.

Un breve riferimento va fatto all'Antico Testamento, poiché qui la parola oro compare ben 415 volte, sin dal Genesi (2,10-12), ove si parla di una non meglio identificata regione di Havilah (Avila), ricca di oro (forse la parte centrale dell'Arabia Saudita).
Persino quando si parla di Abramo, lo si descrive come un personaggio arricchitosi anche con oro e argento (Gen 13,2).
In realtà nell'A.T. l'oro, pur svolgendo una funzione mercantile, conformemente al periodo in cui quei testi furono elaborati, cioè tra il II e il I millennio a.C., non viene mai usato come "denaro".
Non solo, ma per la Bibbia l'oro ha una semplice funzione sociale, non un'origine divina, per cui non è mai oggetto di culto, come invece lo diventa nelle religioni politeistiche delle società antagonistiche, dove la religione santifica l'oro perché la società da tempo lo considera molto prezioso.

giovedì 26 maggio 2011

Ai miei figli

Ai miei figli

Dove il fiume della vostra vita scorre
Lungo le sponde delle vostre verdi ore
Ho vegliato in silenzio
Come un albero che guarda sbocciare a primavera i suoi fiori.

Se tutto il resto può sembrare una bugia
A me è stata concessa la magia
Di osservare rispecchiati in limpide acque
Sorgere soli
E lune cullarsi nel mistero dei vostri giovani occhi.

Freny Bhownagary

venerdì 20 maggio 2011

Lassù vive una graziosa creatura, lei da sola è una goccia d’ambra che racchiude una galassia.

Tutto è bianco. Il silenzio è il rumore costante, una sensazione di piacevole benessere pervade la superficie. C’è l’impronta di un passaggio lasciata da tempo. Davanti un cielo sconfinato e le stelle per vicine. Un girotondo a ritmo di valzer intorno alla Terra. Sospensione. Paesaggio lunare.
Lassù vive una graziosa creatura, lei da sola è una goccia d’ambra che racchiude una galassia.
A intervalli senza tempo, accompagnata dal vociare dei suoi “cuccioli” che giocano, va alla ricerca di materiali pregiati e innovativi. Li raccoglie, ci mette mano e li lavora, taglia e modella, lucida le pietre, reinventa e reinterpreta la materia grezza. Nelle sue creazioni si percepisce tutta la purezza, la fragilità e la delicatezza che sono il riflesso della natura umana, ciascuna irradia un’energia atavica che è incontenibile. Spesso Laura scende sulla Terra e i suoi gioielli diventano un richiamo irresistibile al primo sguardo e al primo tocco, catturando i sensi e risvegliando sentimenti sopiti. E’ un segno, probabilmente c’è vita sulla Luna.
di Claudia Bucci

lunedì 9 maggio 2011

Il mercato di massa dei disordini alimentari

Isabelle Caro fotografata da Oliviero Toscani per Nolita; muore il 17 Novembre 2010

In contrasto con la diffusa credenza che i disturbi alimentari siano principalmente di natura psichiatrica, noi sosteniamo che essi siano anche sintomatici di un preciso problema sociale.
I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono ANCHE malattie culturalmente-indotte promosse da istituzioni economiche e sociali che TRAGGONO PROFITTI dal “culto della magrezza” promosso dai media di massa.  Esiste un LUCRATIVO MERCATO associato con i DCA, e le industrie della pubblicità
(e delle riviste che vivono di sponsor), della perdita di peso, del cibo dietetico, del fitness, dei cosmetici e della chirurgia estetica SONO BENE A CONOSCENZA di questo. 
Difficile sfuggire a questa morsa.
Tuttavia, non tutte le donne esposte all’influenza dei media sviluppano insoddisfazione del proprio corpo e disordini alimentari.
Per comprendere come specifiche donne siano più impressionate dal mercato di massa degli “ideali di bellezza”, è importante assumere sul tema una prospettiva socio psicologica. (…teorie integrate) forniscono importanti indicazioni per la comprensione del dilagante IMPATTO di QUESTE INDUSTRIE nello sviluppo dei Disordini Alimentari.
Noi (…) discutiamo su come favorire un’educazione volta alla conquista dell’autostima, perché le persone imparino a integrare soluzioni che comprendano: re-visitazione della femminilità, partecipazione sociale, istruzione e CAPACITA' DI INTERPRETARE i messaggi mediatici. 

(fonte: The mass marketing of disordered eating and Eating Disorders. The social psychology of women, thinness and culture - Boston College Sociology Department).

Fonte http://amorecontroana.blogspot.com 

martedì 3 maggio 2011

Preview - Earrings Crysalis by Auralma

Preview:
Earrings Crysalis Mod. 1 - Handmade, Titanium.
Orecchini Crisalide, Modello 1 - Titanio lavorato a mano.
 

lunedì 2 maggio 2011

Pop Up Shop & TUbe

Pop Up Shop & TUbe - Flyer
Invito per il 6 maggio ad Arona - NO
POP UP shop&tube - temporary store \ Via Roma 78/80 - Arona (No) - Italy
Presso Circolo ARCI Meltin POP \ Ingresso con tessera ARCI


venerdì 29 aprile 2011

Bugs Collection by Auralma


Continua la forma nuda...
Anello in titanio forgiato a mano.
Naked shape continues...
Crysalis, titanium ring forged  by hand.

Anello Crisalide - auralma.com

lunedì 28 marzo 2011

venerdì 25 marzo 2011

venerdì 11 marzo 2011

Modelle per un giorno, donne per la vita

Iniziativa... se volete: 'Modelle per un giorno, donne per la vita'.

Amiche perchè non proviamo a fare da fotografe-modelle di noi stesse lanciando immagini alternative ed esteticamente valide del femminile?
Astenersi perditempo e pressapochiste, se volete coinvolgete uomini.
Mi piacerebbe vedere non solo le 14enni strafiche con vestiti da 1400 euro in pose seducenti o semplicemente svestite, ma le donne della strada, dell'ufficio, le donne del quotidiano, donne che rilanciano l'idea di bellezza e vera seduzione del femminile... via dai soliti stereotipi... perchè anche una sessantenne può sedurre con uno sguardo ... e tanto altro. Perchè non provare e far vedere dove si può arrivare? O semplicemente la bellezza di una donna che si sveglia alla mattina, o la sua forza ogni giorno, la fragilità, le capacità che ognuna ha, diversa e maginifica.
Credo che non siano gli scandali politici che rilancino l'idea del femminile ma sia la consapevolezza di essere Persone, negli infiniti riflessi della bellezza, che non è quella delle riviste patinate, o non è solo quella (per quanto io apprezzi molto le performance di alcuni fotografi e artisti su riviste di moda)...
Allego un link che dovrebbe far riflettere, non per alimentare pettegolezzi sulle minorenni e gli scandali del nostro paese, ma per far capire che a far svegliare le donne e arrabbiare gli uomini dovrebbero essere altre cose

un-bel-mazzolino-di-niente

Le volenterose che avessero intenzione di partecipare all'iniziativa possono mandare via mail le foto, che saranno pubblicate su questo blog, all'indirizzo auralma@gmail.com, oppure pubblicando le foto sui vari profili possibili nei social network indicando il titolo dell'iniziativa.

venerdì 25 febbraio 2011

Caparezza ft. Tony Hadley - GOODBYE MALINCONIA (video ufficiale)

Vhils - Alexandre Farto, Street Art or vandalism Sculpture? Anyway creative destruction

Alexandre Farto, conosciuto anche come Vhils, vive e lavora a Londra.
Di origine portoghese, inizia la sua attività coi graffiti alla fine del 1990. Cresciuto a Lisbona, nel periodo appena successivo alla fine del fascismo portoghese, inizia a scalfire i muri della città con scalpello, acidi e strumenti brutali, rimpiazzando i manifesti pubblicitari strappati con immagini di volti umani sconosciuti, ma fortemente espressivi.







Essere cresciuto nella zona industriale della capitale, dove nascono i movimenti politici di estrema sinistra, influenza profondamente Vhils.La fine dell’Estado Novo (movimento fascista), segnò l'instaurazione della democrazia: nelle strade iniziarono a comparire murales, dipinti e stencil, segnale della riappropriazione del territorio dei cittadini; un movimento unico di pittura urbana popolare, anche se analogo per certi versi al muralismo messicano. "... secondo  l’analisi dello stesso Farto, quando l’orientamento sempre più a sinistra del paese iniziò a far pensare al Portogallo come ad una Cuba europea, l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, facilitando l’avvento di una democrazia di centro-destra,  riportarono il Portogallo su una strada più moderata.
Questa svolta politica scatenò un forte contrasto, soprattutto a Lisbona, dove i murales,  con la loro utopistica carica rivoluzionaria, si scontravano con la crescente presenza di manifesti e cartelloni pubblicitari che promuovevano beni di consumo. In quel momento nessuno si rese conto del valore e del significato di quei murales, che si avviavano ad un inevitabile abbandono, ma che però avevano rappresentato comunque il desiderio di rivendicare un mondo migliore." (Dabbicco Linda)
In una Lisbona dal forte fervore creativo, in cui pochi sono  i collezionisti e i galleristi, Farto utilizza materiali trovati in situ, spesso utilizzando la superficie dei vecchi murales abbandonati e dimenticati, strappa cartelloni pubblicitari, trasforma i muri facendo emergere le sue immagini, che prendono vita dall'intonaco scorticato con lo scalpello, dagli acidi (ultimamente anche con l'esplosivo), vernici a spruzzo, candeggina. Emergono i volti delle persone vere, quelle che abitano il tessuto urbano, in stencil che sono tutt'uno con la superficie murale, in un'opera mai completamente gestita dall'artista e che per questo rende conto della mutevolezza della natura.






Per certi versi l'arte di Vhils è molto simile al concetto di Parkour, disciplina estrema nata in Francia alla fine degli anni '80 in cui ogni ostacolo può essere superato adattando il proprio corpo all'ambiente circostante.
La forma espressiva di  Alexandre Farto è forte, affascinante, ciò che rende maggiormente il valore del suo lavoro è vedere direttamente come ralizza le sue opere:



Ultimamente Vhils, come accennato in precedenza,  ha provato a sperimentare nuovi progetti, utilizzando l’esplosivo come strumento artistico.





Vhils



Credits: Dabbicco Linda, http://www.tafter.it/author/dabbicco-linda/

mercoledì 16 febbraio 2011

Riciclo Creativo di carta e plastica Uroboro Design

Pazzo

"Un Pazzo è un disadattato, un ribelle, un combina guai. è disordinato, scapestrato, incosciente. ride quando tutti piangono e piange quando tutti ridono. Un Pazzo vede il mondo in maniera differente lo vive in modo differente e per questo è... un diverso. Un Pazzo non ama le regole, e non ha rispetto per lo status quo. Un pazzo tragredisce, osa, va contro corrente. Puoi elogiarlo o non essere d'accordo con lui, puoi seguirlo o citarlo. Puoi non credergli, puoi glorificarlo ma l'unica cosa che non puoi fare è: IGNORARLO! Perchè sono i Pazzi che cambiano le cose, che cambiano la vita: immaginano, inventano, curano esplorano, creano, ispirano. Non guardano mai indietro, vanno sempre avanti trascinandosi dietro la pigra e "normale" razza umana. Forse hanno bisogno di essere folli. Chi se non un pazzo può fissare un pezzo di marmo e "vederci" dentro la Pietà. Chi se non un pazzo può vedere in ogni essere umano un fratello. Chi se non un pazzo può sedere in silenzio e ascoltare una canzone mai scritta o una musica mai suonata. Quando la massa vede in te un Pazzo e folli le cose che dici, folli le cose che pensi, folli le cose che fai, allora sorridi e guardandoti allo specchio inchinati: sei davanti a un Genio. Perchè coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, sono quelli che poi lo fanno...". Mohandas Gandhi (1869-1948)

martedì 15 febbraio 2011

La ricchezza delle idee

Parafrasando le parole di Damien Hirst: "...di idee se ne possono avere a migliaia e non costano nulla"...
Spesso le idee e i sogni vengono dimenticati, specialmente in Italia in questo momento di profonda tristezza morale ed etica.
L'Italia rimane, comunque, una fonte inesauribile: spunti, idee, bellezze, genialità.
L'Italia è Storia, Cultura, Arte... storia, cultura, arte fatte dalle Persone.
Quando un Sistema è fragile non è un obbligo seguirlo; quando non sono più forti i Valori, non vuol dire che questi non esistano.
Riappropriamoci della capacità di creare, perché creare è dare vita al nuovo, è cambiamento, è coraggio.
Nel momento della facilità/fragilità, dell'apparenza e del vuoto, torniamo ad essere Persone forti 'di Noi' e 'in Noi', capaci di dare contributi, di progettare il Nuovo.

mercoledì 9 febbraio 2011

Li Xiaofeng

L'artista cinese celebre per i suoi "abiti" in ceramica, entra a far parte del team creativo del brand del coccodrillo per una polo in limited edition.
È proprio la vena artistica di Li Xiaofeng ad aver ispirato l'ultimo modello che Lacoste ha prodotto. L'artista cinese, infatti, è famoso in tutto il mondo per le sue creazioni in ceramica. A parlare di creazioni in ceramica vien da pensare a vasi o altri arredi per la casa, ma quello che Li Xiaofeng fa è unico nel suo genere. L'artista infatti partendo da frammenti di oggetti d'antiquariato appartenuti alle dinastie song, ming, yuan e qing, e rinvenuti negli scavi archeologici realizza straordinari "capi d'abbigliamento" di inestimabile valore nel delicato materiale.
Lacoste ha commissionato proprio a Li Xiaofeng la realizzazione di una speciale rivisitazione della storica polo L1212, fiore all'occhiello del marchio di abbigliamento del coccodrillo che ha dato inizio ufficialmente negli anni '20 l'avventura di Lacoste.
Una vera e propria sfida per l'artista cinese che, non potendo esportare antichi manufatti perché vietato dalla legge del suo Paese, ha dovuto creare i suoi personali artefatti adornandoli con i loghi di Lacoste per poi farli in pezzi e infine procedere con la commissione.
Il risultato è una polo di porcellana -la più cara al mondo secondo il famoso marchio- messa insieme in una sorta di puzzle durato 3 mesi che ha unito ben 317 pezzi. Proprio guardando al progetto dell'artista cinese, Lacoste ha poi ideato una stampa speciale -realizzata con fotografie digitali di pezzi autentici e realmente esistiti nel quindicesimo e sedicesimo secolo dal periodo Kangxi della dinastia dei Qing- con la quale produrre 20000 esemplari di una polo sia in versione maschile che femminile, da inserire nella serie Holiday 2010 Collector.






  
 

Steve Jobs - Siate affamati ...Siate folli!

Theo Jansen's Strandbeests - Wallace & Gromit's World of Invention Episo...

Danilo Busia - tra ossesione e lirica emozione

Affascina del tratto disegnato il legame immediato tra mano e mente, senza mediazione alcuna. Mani e mente che segnano, tracciano impressione, immagine, idea, ma anche progetto e creatività nel suo divenire.
Danilo Busia narra, attraverso i segni tracciati sulla carta, il suo racconto irreale, intimo.
Il disegno è, per Danilo, strumento, ma anche forma artistica autonoma, espressione poetica e delicatezza. Immagini che nascono dall'osservazione del quotidiano, dall'osservazione dei particolari nei gesti, negli atteggiamenti o dall'influenzarsi reciproco di spazio e corpo. Sfumature di colore e sfumature di pensiero. Soggetti ambigui, ibridi, giocati tra manie e ossessioni del quotidiano, nella sospensione dello spazio disegnato, giocati nella metamorfosi dell'umano e dell'oggetto. Immagini, talvolta, quasi ieratiche e solenni, senza dubbio icone di uno stato, ma anche  simbolo e metafora della presa di coscienza del mondo nel suo fluire... e della nostra partecipazione a questo...
Danilo Busia vive e lavora a Novellara, Reggio Emilia
D.G.M. Disegni geneticamente modificati, Metamorfosi, matita su cartoncino

Culla Piana, matita e pastelli su cartoncino

Isola, matita e pastelli su cartoncino

Signorina, matita e pastelli su cartoncino

Leggerezza, matita e acquerello su cartoncino

danilobusia@libero.it