sabato 24 dicembre 2011

Ferro, acciaio e sciamani contemporanei

I metalli sono carichi di valori, si riferiscono alla storia della tecnologia,  ai simboli e alle tradizioni; la metallurgia è coeva alla scrittura (3500 a.C. ca.) e non a caso coincide con la strutturazione delle prime città.
Anbar, è il termine sumerico più antico che ci è pervenuto per 'ferro': è costituito da pittogrammi che indicano cielo e fuoco, traducibile come “metallo celeste” o “lampo celeste”; il greco sideros  e il latino sidus, si riferiscono sempre alla stella, al corpo luminoso. I Sumeri e gli Ittiti usavano il ferro ricavato dai meteoriti per i gioielli e le punte di lancia.
L’associazione tra metalli e pianeti si mantiene a lungo, in diverse culture.  Il fuoco-fulmine, l’arma uranica, è la connessione tra la divinità e il fabbro, connessione potente tra cielo e terra. I metalli partecipano alla narrazione cosmica e solo chi è in contatto coi misteri celesti può manipolare il fuoco e forgiare i metalli. Il fabbro è in origine il signore del fuoco, quasi sciamano, detentore di riti iniziatori. Presso i Celti, solo un libero poteva essere fabbro, la sua arte era segreta e legata al sapere druidico. Il fabbro detiene un potere misterioso e temibile, ha una natura ambivalente, è venerato e temuto. Nel contemporaneo il  sapere del ferro cosmico appartiene all’artista-fabbro, appartiene a colui che libera l’energia della materia rivelandone l’essenza, a colui (o colei) che riesce a caricare di nuovi significati l’orizzonte delle realtà. Il ferro è il metallo più diffuso in natura, a contatto con gli agenti atmosferici  rende conto dello scorrere del tempo arrugginendo (salvo trattamenti speciali). In oreficeria e gioielleria lo usano in pochissimi, per scelta, ovviamente; tra questi pochissimi János Gábor Varga, controcorrente rispetto all’utilizzo dell’acciaio che molte aziende e designer invece abbracciano; Jànos ci restituisce il fascino antico di questo metallo riportandoci indietro nel tempo coi suoi amuleti contemporanei. Oggetti che vivono con chi li indossa, sensibili alla pelle, alla sua acidità: è la pelle stessa che crea una patina protettiva sul gioiello che, comunque, come la pelle, ha bisogno di cure e attenzioni.

Jàanos Gàbor Varga - Visor ring, iron
Jàanos Gàbor Varga - Cuff-iron, silver

Jàanos Gàbor Varga - Axe rings, iron

Acciaio usato e abusato, invece, nella gioielleria: tollerabilità cutanea, basso costo, intriganti risultati.
Binda Group, con il marchio Breil, lancia in Italia nel 2001 il Breil life-style; con esso l’acciaio esce dal laboratorio del designer per  approdare ufficialmente nel mercato e nella produzione della gioielleria di massa.
L’acciaio inox utilizzato maggiormente  in gioielleria è la lega conosciuta come Aisi 316L (viene usato anche l’Aisi 316 e il 304), un acciaio al Cr-Ni-Mo a bassissimo tenore di Carbonio, austenitico, non temperabile, amagnetico, presenta ottima resistenza alla corrosione intercristallina. Utilizzato nei settori più svariati, è sicuramente garanzia di durata e forte resistenza alla corrosione e all'ossidazione; tenace, duttile, malleabile, incombustibile, a differenza del ferro è anallergico e quasi inalterabile. L'acciaio è uno dei materiali della civiltà moderna, è il metallo contemporaneo che con le nuove tecnologie ha contraddistinto parte dell'epidermide urbana. Il metallo eterno.
L'industrializzazione e la ricerca hanno portato a interessanti sviluppi nelle applicazioni in oreficeria e gioielleria: un chiaro esempio sono le forme organiche di Nervous System, mix tra scienza, arte e tecnologia con gioielli stampati da simulazioni 3D, in cui il gioiello diventa pura proiezione progettuale.


Nervous System -  stainless steel ring, cellular organic intricate 3D-printed jewellery
Nervous System -  stainless steel ring, cellular organic intricate 3D-printed jewellery

E dalle molecole elaborate in 3D da Nervous System, ai vari sinterizzati, agli esercizi di stile nelle tornerie automatiche mono e plurimandrino, potremmo stilare una lunghissima lista di esempi nella ricerca odierna anche perché il costo irrisorio del materiale permette di investire nella ricerca (quella ricerca che inevitabilmente porta alla standardizzazione del prodotto) e nel design; da questa fascinazione tecnologica, però, sorge spontanea una domanda: esiste ancora la sacralità delle mani capaci di plasmare e forgiare materiali e metalli 'eterni'? Esistono ancora figure capaci di rivelare l'essenza della materia contemporanea e che ne conoscono i reali segreti? In relazione a questo si potrebbe aprire un ulteriore capitolo (o post) inerente alla reale professionalità e competenza di artisti e designer... 
Augusto Gentile coniuga sensibilità materica e approfondite  e specifiche conoscenze tecniche; realizza gioielli inalterabili, talvolta protesi e prolungamenti dinamici del nostro corpo. Oggetti in cui materia e forma sembrano legate da una sorta di relazione simbiotica. Consapevolezza del gesto unita a etica creativa: "...mi piacerebbe che l'esempio e l'etica partissero dagli artisti e non dai produttori. Penso che si dovrebbero proporre idee in grado di portare ad un'evoluzione umana, non solo alla creazione di oggetti inutili...i primi a cambiare il mondo dobbiamo essere noi." (cit. Augusto Gentile)

Augusto Gentile - Dinamic ring, stainless steel - Aisi 316, X-Ray of artist hand, 1999
Augusto Gentile - Water, stainless steel - Aisi 316
Augusto Gentile - Geoide, stainless steel - Aisi 304

Questo post trae ispirazione dalle parole di una delle donne più affascinanti e carismatiche che io abbia mai conosciuto, mia eterna musa, la splendida Eleonora Fiorani in 'Leggere i materiali' con l'antropologia, con la semiotica, Lupetti Editore